Tutto parte da una truffa. E poi la truffa prosegue. Charlie cammina per le strade di New York, quando entrando in un bar nota una ragazza che legge un libro (l’ha notata prima o dopo essere entrato?). Vuole provarci, e quindi aspetta che si alzi dal suo posto per fare una foto al libro, per poi cercarlo su Goodreads (piattaforma alla Letterboxd, ma per i libri) e avere un pretesto per attaccare bottone. A quanto pare funziona. Questo episodio, scopriamo nei primi minuti, è in realtà il racconto di quel primo incontro, che Charlie legge al suo amico Mike dal suo discorso di matrimonio. Quindi The Drama prosegue sulla linea – solo apparente – del marriage movie misto rom-com, linea dettata dall’incipit e dall’ambientazione: una New York delle più didascaliche fa da sfondo-cartolina costante con i suoi musei e il suo skyline, gli interni delle caffetterie e dei ristoranti raffinati al limite del patinato. I riferimenti sono quelli che ti aspetti (un po’ Woody Allen, un po’ Harry ti presento Sally…, molto Baumbach e Gerwing), e che inavvertitamente non vengono mantenuti; come per sottolineare un segno di sufficiente originalità. Charlie e Emma sono quindi due innamorati della grande mela, inseriti in un contesto di dichiarata borghesia, che in procinto di sposarsi assaporano già il gusto della vita condivisa, dell’amore eterno, delle colazioni al matcha latte, del sentimento incondizionato. 

A spezzare il sogno idilliaco dei due, però, interviene una spiacevole confessione da parte di Emma, durante una sorta di cena-di-prova nel ristorante che ospiterà il pranzo di nozze. Durante questa cena nasce infatti un gioco tra i commensali (Charlie, Emma, Mike e Rachel; rispettivamente sposi e testimoni), che consiste in delle confessioni delle cose peggiori mai compiute nella loro vita (e già siamo nel gioco più borghesissimo che esista). Ecco che Emma, in uno slancio di sincerità, confessa di aver pensato, durante gli anni del liceo, di compiere una sparatoria di massa; aveva già pianificato tutto e portato a scuola il fucile di suo padre. Gelo.

Questo è esattamente il punto di partenza da cui poi si sbroglia tutta la comica brutalità di The Drama; quarto lungometraggio del regista norvegese Kristoffer Borgli, quarta prova che è di fatto un proseguo abbastanza organico dei precedenti DRIB, Sick of Myself e del bellissimo e cupissimo Dream Scenario (prima produzione statunitense di Borgli). Dalla confessione di Emma la vita e lo sguardo di Charlie sulla compagna sembrano quindi tragicamente cambiati, stravolti, perché adesso è attanagliato dal dubbio morale e etico della scelta: sposarla o meno? E lo vediamo consolarsi con frasi palliative del tipo «però in fin dei conti non l’ha fatto…». 

Il film di Borgli è dunque uno sguardo spietato e parecchio consapevole del linguaggio che mette in scena (Borgli è anche montatore di tutti i suoi precedenti film; qui è affidato a Joshua Raymond Lee ma è difficile pensare a un non intervento del regista), e si attiva per sradicare coscientemente i tabù legati al problema delle armi da fuoco negli Stati Uniti, facendolo con una supponenza quasi ammirevole; forse anche perché comodamente accomodato sul suo punto di vista europeo. In The Drama l’interesse maggiore è inoltre destato da un risalto offerto a questa idea, forse troppe volte trascurata, della ripugnanza come spinta comincia e narrativa. Difatti qui Emma e Charles non sono mai idealizzati, sereni, in una parola: completi. Pensiamo al dato più evidente in merito all’ambiguità dei personaggi. Al fatto che Emma sia sorda da un orecchio, e che questa mancanza venga anche, in alcuni momenti, romanticizzata dallo stesso Charlie.

D’altro canto, però, bisogna parlare anche dei tanti vuoti consistenti del film. Come detto in precedenza, The Drama è un film borghesissimo. E in quanto tale offre una rappresentazione di un’umanità che paradossalmente sembra più novecentesca che contemporanea. E magari è uno straniamento funzionale, volto al rafforzamento di un’assurdità fuori dal tempo. Però si ha davvero l’impressione che guardando quelle gigantesche stanze vuote, quelle case così curate e quelle strade così pulite, The Drama lasci a metà un compimento su quanto effettivamente l’accostamento dei tempi possa essere scomodo (le armi, l’amore, la politica, il grottesco). È come se a conti fatti, la prima visione avesse esaurito ogni linfa vitale del film, seccandosi, e a presentarsi fosse poi un senso di insoddisfazione. Per dirla meglio, l’impressione è quella di star leggendo un ottimo tema, ben scritto e coinvolgente; ma che poi, durante la lettura, nel punto più caldo, si interrompe all’improvv